Val di Non
Predaia Highlands
Cultura e historia
Chiunque giunga in Val di Non non potrà fare a meno di notare un notevole numero di castelli, più o meno conservati, arroccati in cima a sommità poste in punti strategici della valle, a testimonianza di un passato feudale ricco di storia e della presenza di potentati di grande importanza, a cominciare dal casato dei conti Flavon.
La Val di Non è in effetti la valle più popolosa del Trentino e trovandosi lungo la strada che collegava il Sud Tirolo con la Lombardia ha giocato nei secoli un ruolo strategico fondamentale. Le vestigia del passato sono ora rappresentate da residenze nobiliari e castelli, alcuni ridotti ormai in rovina, altri restaurati o trasformati in musei, che conservano intatto tutto il loro fascino.
Di notevole interesse è Castel Thun, al momento l’unico visitabile, appartenuto ad una delle famiglie più potenti dell’epoca e che rappresenta un tentativo riuscito di trovare un equilibrio tra esigenze difensive e uno stile architettonico che consentisse di conservare delle caratteristiche naturali della struttura geometrica.
Vanno segnalati poi Castel Bragher, Castel Valer, il Castello di Castelfondo, quelli di Cles, Nanno e Belasi. Sono invece rimasti solamente dei ruderi del Castello d’Altaguardia (il più alto del Trentino con i suoi 1280 m. di quota). Pregevoli, infine, sono le residenze fortificate di Castel Malgolo e il Castello di Casez, appena restaurato
Per quanto riguarda l’arte sacra le chiese disseminate lungo la valle custodiscono opere pregevoli a cominciare da San Bartolomeo di Romeno, San Vigilio di Tassullo, la Basilica di Sanzeno eretta in ricordo del martirio subito dai tre Santi di Cappadocia Sisinio, Martirio ed Alessandro avvenuto nel 397 d.C., la chiesa di Vervò, la chiesetta dei SS. Fabiano e Sebastiano di Cavareno, la chiesetta di S. Lucia a Fondo che conserva dei pregevoli affreschi di scuola giottesca, per concludere con l’eremo di S. Biagio di Romallo e quello di Santa Giustina di cui rimangono solo pochi ruderi.
Un discorso a parte va fatto per il Santuario di San Romedio, una struttura architettonica particolarissima che racchiude e riassume un percorso artistico di grande interesse e valore. San Romedio è stato infatti definito il santuario più caratteristico d’Europa in virtù della sua posizione, su una roccia impervia sopra ad una forra selvaggia e della sua particolare architettura. Il santuario è diventato in un certo senso il simbolo del Trentino, per la vicinanza al luogo del martirio dei santi cappadoci che hanno portato il cristianesimo in regione e per la presenza delle più antiche espressioni artistiche d’arte cristiana del Trentino.
Il santuario è formato da un complesso di costruzioni diverse che presentano tratti architettonici molto diversi fra loro, dalla cappella medievale, allo stile rinascimentale del portale, al chiostro del XII secolo. Un’alternanza di stili che dona un aspetto inconfondibile al santuario e che gli conferisce un fascino unico.
Anche la pittura ad affresco trova in Valle di Non terreno particolarmente fertile e soprattutto nel medioevo si ha una produzione ricchissima di affreschi, all’interno di palazzi e chiese, ma anche sulle facciate esterne delle case, nelle edicole votive agli angoli delle strade. Di particolare interesse le opere realizzate dai Baschenis, una famiglia di pittori itineranti provenienti da Averaria di Bergamo, che dal 1465 al 1504 realizzarono un numero notevole di affreschi in tutta la Valle di Non. Molte delle loro opere sono andate purtroppo perdute ma si è riusciti a conservare un patrimonio di grande interesse storico e artistico.
Uno degli elementi caratterizzanti della Valle di Non è che si tratta di una terra di confine, da sempre sospesa tra il mondo tirolese e quello italiano, punto di incontro tra diverse culture e civiltà. Ai margini settentrionali della valle si trovano gli insediamenti medievali di Lauregno, Proves, San Felice, Senale abitati da popolazioni di lingua tedesca, mentre nel resto della valle esistono una miriade di sotto-dialetti, tanto che il glottologo Enrico Quaresima arrivò ad affermare che un numero così elevato di varianti linguistiche in un così breve spazio non ha corrispondenti in nessun'altra parte d'Italia.
Anche la storia della valle rispecchia questa sorta di divisione tra mondo italiano e tedesco come dimostrano le sollevazioni contadine, che in periodi diversi hanno visto riuniti i contadini di lingua tedesca e quelli di lingua italiana, basti pensare all’insurrezione guidata dal tirolese Andreas Hofer, che riuscì a mobilitare anche i contadini trentini contro il potere bavarese. Infine, l’affermazione di un personaggio di tipo europeo come il principe vescovo Bernardo Clesio rispecchia appieno la particolarità della Valle di Non. Clesio è infatti la somma di diverse spinte culturali, avendo compiuto gli studi all’Università di Bologna, dove però era alla testa della “nazione tedesca”, ovvero degli studenti di lingua tedesca.
Diventato principe-vescovo e in seguito cardinale, rappresenta il partito imperiale presso la corte papale di Roma, fungendo in tal modo da tramite tra i due mondi; sua è anche l’intuizione di tenere a Trento il Concilio, avendo compreso come la città di Trento potesse svolgere un ruolo di congiunzione tra impero e papato, tra Germania e Italia. Per quanto riguarda l’aspetto culturale, di grande suggestione sono le manifestazioni del folclore locale con i presepi viventi, le celebrazioni carnevalesche, le rievocazioni di vicende storiche e di ambienti contadini del passato, le gare tra boscaioli e le rappresentazioni legate ai miti e alle leggende della valle, a dimostrazione del profondo legame che unisce i valligiani alle antiche tradizioni, agli usi e ai costumi, serbati e salvaguardati gelosamente.
Cenni Storici
Le particolari condizioni climatiche e morfologiche della Valle di Non hanno favorito fin dalla preistoria la sua antropizzazione. Le caratteristiche geo-morfologiche spingono i primi abitanti della valle a creare gli insediamenti sugli ampi terrazzamenti piuttosto che nel fondovalle. In generale, anche se mancano testimonianze della presenza umana nel Paleolitico e sono scarse le attestazioni per il periodo Mesolitico, si può affermare senza tema di smentita che la Valle di Non è la zona trentina più ricca di rinvenimenti e scoperte archeologiche.
I reperti più antichi risalgono al Neolitico, con il rinvenimento di diversi oggetti in pietra levigata mentre particolarmente ricca è la documentazione relativa all’età del bronzo, grazie alla scoperta di diversi siti archeologici.
Di grande interesse storico sono i rinvenimenti di Sanzeno e di Mechel che hanno consentito di gettare luce sul misterioso popolo dei Reti che ha abitato molte zone del Trentino a partire dal VI secolo a.C. I manufatti ritrovati consentono di stabilire che i Reti sono entrati in contatto con la civiltà etrusca. Questo popolo di agricoltori-cacciatori viene rapidamente assimilato dal mondo romano, come dimostra la “Tabula clesiana”, una lastra in bronzo che riporta l’editto con il quale l’imperatore Claudio concede la cittadinanza romana agli abitanti della Valle di Non.
In epoca romana, la valle è densamente popolata, si sviluppano l’agricoltura e la pastorizia e vengono costruiti numerosi villaggi. Con la conquista dei Romani inizia a diffondersi anche il Cristianesimo anche se il processo non avviene in modo pacifico, come dimostra il martirio del 397 dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro, inviati ad evangelizzare l’Anaunia (questo l’antico nome della Val di Non) dal vescovo di Milano Ambrogio, un evento che ebbe una vasta eco in tutto il mondo cristiano.
La valle, come il resto della regione, venne in seguito occupata intorno al 570 dai Longobardi che fondano il ducato di Trento che gioca un ruolo importante nell’alleanza dei Longobardi con il ducato di Baviera per la difesa contro i Franchi. L’ordinamento longobardo e i buoni rapporti con la Baviera continuano anche con Carlo Magno, che dà inizio al feudalesimo.
Nel 1027 l’imperatore del Sacro Romano Impero insedia il Principe Vescovo di Trento, investendolo del potere temporale su tutto il territorio trentino, eliminando in tal modo i pericoli dell’ereditarietà dei grandi feudi al confine dell’impero ed evitando l’ascesa di signorotti locali. Il principe vescovo ha il diritto di riscuotere i tributi per conto dell’impero e di imporre sanzioni pecuniarie, ha il dovere di amministrare la giustizia anche se per particolari affari, specie militari, deve servirsi di un rappresentante laico, detto “avvocato”. Gli “avvocati” del casato dei Flavon e dei conti del Tirolo vanno via via acquisendo potere tanto da espropriare il vescovo da privilegi sempre maggiori creando un singolare dualismo politico.
Sin dal 1298 la valle ha un proprio Statuto che regola particolari aspetti del diritto patrimoniale, le compravendite e le esenzioni tributarie. Lo statuto viene in seguito allargato a tutta la popolazione giungendo così alla creazione di una società anaune caratterizzata da diversi ceti sociali: gli uomini liberi, i servi della gleba, e tre classi di nobili, che godevano di diritti e privilegi diversi. Tutti i paesi avevano una propria “Carta di Regola” che definiva l’amministrazione delle rendite e la gestione dei beni comuni; gli abitanti eleggevano regolarmente dei rappresentanti detti “regolani”, che dovevano salvaguardare i diritti dei loro elettori. Nel corso degli anni le comunità si organizzano in forme sempre più democratiche e più volte si ribellano al potere costituito, protestando contro le angherie e le vessazioni continue inflitte dai vescovi.
Nel 1525 avviene la terza sollevazione, una “guerra dei contadini” che riunisce i contadini di lingua italiana e quelli di lingua tedesca che votano una singolare carta di intenti con richieste a dir poco eccezionali, come il potenziamento delle autonomie comunali, le elezioni degli amministratori e dei parroci, difesa della piccola proprietà. La rivolta viene soffocata nel sangue dal principe vescovo Bernardo Clesio, il personaggio più rappresentativo della Valle di Non. Da allora la vita della valle scorre senza particolari scossoni fino alle guerre napoleoniche che portarono alla soppressione del principato vescovile e al passaggio sotto l’Impero austriaco.
È di questi anni la rivolta guidata da Andreas Hofer, il “Garibaldi” del Tirolo che mobilita i contadini trentini e tirolesi a sollevarsi contro la politica anticlericale dei bavaresi, contro l’eccessiva pressione fiscale e la coscrizione obbligatoria. La rivolta si esaurisce con la condanna a morte di Andreas Hofer. Il dominio austriaco porta molte innovazioni dal punto di vista amministrativo, politico ed economico: si costruiscono nuove strade e si cerca di dare impulso all’agricoltura che comunque resta di mera sussistenza. Dopo l’annessione all’Italia di Lombardia e Veneto, le vallate trentine entrano in una profonda crisi e la Valle di Non conosce il fenomeno dell’emigrazione. La prima guerra mondiale non arreca grandi danni ai centri abitati ma provoca un elevato numero di vittime tra i militari di leva.
È dopo la seconda guerra mondiale che la Valle di Non conosce una vera e propria rivoluzione verde con lo sviluppo dell’agricoltura e la nascita di un nuovo tipo di economia, basata sulla coltivazione di frutteti e su un turismo naturalistico.


