La Val di Non
Altopiano della Predaia
Castelli e Santuari
Cenni Geografici
Castel Thun, Castello di Cles, Castel Nanno, Castello Valèr, Castel Bragher, Castel Malgolo, Castelfondo, Castel Coredo, otto dei tredici castelli della Valle di Non che da soli potrebbero raccontare una storia lunga secoli, di una vallata abitata da gente povera e contadina, vezzeggiata da una natura sempre verde e avvolta da montagne spesso imbiancate sulle cime. Gli antichi manieri sono stati risparmiati dal tempo e grazie alle cure delle nobili famiglie proprietarie, oggi possono testimoniare un passato che ha riempito le pagine degli storici, in riferimento soprattutto al potentato dei Principi Vescovi.
La relativa tranquillità delle vicende storiche e la permanenza nel tempo di alcune antiche famiglie nobili, hanno permesso la conservazione di un considerevole numero di castelli e residenze di prestigio. La maggior parte dei castelli, che formano una costante paesaggistica inserita nelle celebrate estensioni di frutteti, sono di proprietà privata, quindi interdetti alla visita, se non dietro specifica richiesta ai proprietari.
Fa eccezione il prestigioso Castel Thun, che sovrasta l’abitato di Vigo di Ton. Infatti, esso è stato recentemente acquistato dalla Provincia Autonoma di Trento, che ha avviato una completa opera di restauro rendendolo già ora parzialmente agibile ai visitatori.
Santuario di S. Romedio
La prima occhiata al santuario di San Romedio svela un suggestivo mix di stili architettonici che donano all’eremo un fascino inconfondibile. Il santuario è infatti formato da una vertiginosa piramide di chiesette sovrapposte, costruite in epoche successive e collegate da una ripida scalinata di 131 gradini.
Il santuario è abbarbicato su di uno spuntone roccioso di 70 metri, immerso tra boschi rigogliosi e la sua particolare conformazione architettonica contribuisce ad esaltare la suggestione del luogo. Una suggestione creata anche dalla storia che ha portato alla costruzione di questo luogo di culto. Romedio, signore del castello di Thaur, vicino a Innsbruck, dona i suoi possedimenti e, dopo essersi recato in pellegrinaggio a Roma, si ritira in una grotta non lontano dal luogo dove nel 397 d.C. furono trucidati i tre martiri venuti ad evangelizzare la valle.
Romedio trova in quest’angolo isolato una nuova dimensione di sé e del mondo circostante. Alla sua morte, viene scavata una tomba nella roccia che diventa ben presto meta di pellegrinaggio. Coloro che lo avevano amato e stimato costruiscono, attorno al 1000, la prima chiesetta, gettando le basi per quello che diventerà il santuario. Nel XII secolo il culto di San Romedio viene ufficializzato dal Vescovo di Trento e si rafforza negli anni. Nel corso dei secoli i pellegrini continuano a portare pietre e costruiscono, passo dopo passo, il monumento di fede che oggi conosciamo. Il santuario è collegato alla basilica dei martiri anauniensi a Sanzeno, da un percorso penitenziale segnato dai capitelli della Via Crucis, costruita nel 1940.
La facciata esterna è un esempio tipico di architettura anaune del XVIII secolo, il cortile rinascimentale porta all’edificio che dal 1948 ospita un convento francescano. L’ingresso al luogo sacro rappresenta una continua scoperta con cinque diverse chiesette: la chiesetta dell’Addolorata, costruita in ringraziamento per la pace dopo la guerra del ‘15-’18, la chiesetta di San Giorgio del 1487, la chiesetta di San Michele del 1514, la chiesa maggiore di San Romedio eretta nel 1536 e la chiesa Antica, la prima costruita, dove sono conservate le reliquie del Santo. A partire dal XV si susseguono i pellegrinaggi di fedeli che portano ex voto, alcuni di grande pregio e valore, a testimonianza dell’affermarsi del culto del santo, invocato in occasione di calamità, incidenti, malattie e pericoli di vario genere.
Castel Thun
Riassumere per vie architettoniche questo vasto complesso fortificato non è assolutamente facile, tante sono le sfaccettature stilistiche cronologiche e funzionali che lo caratterizzano. Torrette angolari e torri massicce, bastioni e camminamenti, il fossato delle prigioni ed il ponte levatoio, gli spalti e infine il vero ed imponente palazzo
All’interno preziose collezioni di arredamenti, quadri, affreschi, arricchiscono l’insieme ed incantano il visitatore.
Tutt’intorno al maniero fertili campagne ed un fitto bosco fanno emergere di prepotenza quello che è giudicato il più prestigioso maniero del Trentino. Pietro Vigilio Thun fu l’ultimo vero principe vescovo a cui seguì Emanuele Maria Thun, il quale non ottenne però l’investitura imperiale.
Castello di Cles
A caratterizzare il castello sono i signori di Cles con l’insigne figura del principe vescovo Bernardo Clesio. Suggestione ed emozione aleggiano sulle sue mura. La costruzione si trova isolata su un dosso circondato da frutteti che si specchiano sul lago artificiale di Santa Giustina. Con quasi assoluta certezza si può dire che Castel Cles è stato realizzato per controllare la via romana che tramite un ponte di legno congiungeva le sponde opposte del torrente Noce. Il nucleo originario era costituito dalla torre antica circondata nella corte interna da edifici padronali e di servizio protetti da una imponente cinta muraria.
Castel Nanno
Idealmente realizzato come residenza estiva dalla famiglia dei principi vescovi Madruzzo, si erge in tutta la sua austera bellezza in mezzo a pregiati meleti che in primavera, durante la fioritura, danno un tocco di originalità e signorilità. Significativi gli affreschi protetti da ambienti signorili ed esaltati da originali soffitti lignei. Castello Valer
È la più alta torre del Trentino, 40 metri, a contraddistinguere questo castello la cui parte più antica risale al XIV secolo. Panoramico ed imperioso sulla Valle di Non è stato eretto lungo un’antica strada romana. Sono un centinaio le stanze protette dalle possenti mura L’accesso originale avviene tramite un ponte coperto in legno caratteristico dell’area nordica. Particolarmente apprezzati gli affreschi ad opera di Giovanni e Battista Baschenis de Averaria risalenti alla fine del 1400. Castel Bragher
Inizialmente era soltanto una torre quadrata con lo scopo di proteggere la strada per Coredo, poi via via nei secoli le varie famiglie che si sono succedute, lo hanno ampliato con alcuni edifici residenziali, particolare la torre della “pece” eretta per bloccare i tentativi di assalto da parte dei nemici. All’interno sono conservati prestigiosi mobili antichi e preziose collezioni d’arte che aggiungono splendore ad uno dei castelli meglio conservati del Trentino.
Castello di Malgolo
Castello di Malgolo Realizzato nel 400 Castel Malgolo è stato poi rifatto secondo lo spirito romantico dell’800. È appartenuto ai deConcini di Casez, successivamente ai Betta, mentre dal 1922 la proprietà è dei conti Premoli. Restauri, continue opere di consolidamento ed una manutenzione minuziosa lo rendono impagabile alla vista.
Castello di Castelfondo
La costruzione si erge su di un dosso roccioso tra i burroni della Rabiola e della Novella. La sua origine è discussa fra il periodo romano ed il 1100 quando era proprietà dei Signori di Castelfondo, prima di passare a Mainardo, il conte del Tirolo che lo concesse ai Rottenburgo. A fine 400 fu ricostruito dai Thun che affidarono i lavori a Lorenzo di Como. Negli anni a seguire è stato oggetto di saccheggi ed incendi e ancora una volta fu ricostruito dai Thun. Interessanti opere d’arte sono custodite gelosamente dai saloni affrescati. Castel Coredo
In vetta ad una collina ecco Castel Còredo, culla della famiglia omonima che fu anche ministeriale del Principe Vescovo di Trento. Antichissimo, il maniero fu ricostruito nel 1500 da Giorgio II di Hack. Ma precedentemente nel 1419 il castello fu occupato da Pietro di Sporo ed a metà secolo diventò sede dell’amministrazione giudiziaria e per questo chiamato anche Castel San Vigilio. Nel 1600 fu distrutto da un incendio e quindi abbandonato; successivamente fu ricostruito interamente verso il 1726 dalla famiglia Còredo, perdendo il suo aspetto feudale e diventando, in pratica, un palazzo a due piani. È stato abbandonato nel corso del secolo passato ma la sua mole che si stacca dal parco che lo circonda lo eleva ancora a costruzione di prestigio.


