Coredo

Altitudine: 831m. slm
Abitanti: 1334

Pittoresco paese adagiato su un verde altopiano difeso dai venti del nord, in posizione panoramica, ai margini di vaste foreste. Nella parte alta del paese si gode una vista davvero meravigliosa sulla valle di Non e sui suoi monti, dalle Dolomiti di Brenta alle Maddalene; nelle giornate limpide si possono contare ben 38 paesi e numerosi castelli.
L’antica tradizione turistica di Coredo è riconoscibile nella presenza di alcune ville in stile liberty, costruite all’inizio del secolo, nella parte alta del paese (villa Rossa, villa Giannantoni). Al centro del paese si estende una bella piazza sulla quale si affaccia la monumentale chiesa eretta tra il 1943 e il 1948 su progetto dell’architetto Efrem Ferrari in stile neorinascimentale.
Sempre sulla piazza si affaccia la casa Marta, pregevole edificio del XVI sec. costruito in stile veneziano, pare dai Coredo. Un insieme di case sparse e un forte sviluppo edilizio, concentrato negli ultimi anni, non hanno tolto a Coredo, centro agricolo e di soggiorno dell’alta Val di Non, il suo primitivo aspetto di antico borgo. Posto lungo le pendici occidentali del monte Roen sino al lago di Santa Giustina.

CoredoCoredo ha origini storiche risalenti al periodo retico-romano, per essere poi nel Medioevo sede di pieve, di castello e anche dimora dei capitani delle valli di Non e Val di Sole. Dimora di alcune potenti famiglie trentine. La sua storia si ricollega in particolare all’episodio della rivolta dei rustici anauni contro le vessazioni imposte dal governo vescovile, avvenuta il 29 maggio del 1477.

La chiesa di Maria Assunta

L’origine della chiesa si perde nell’antichità dei secoli. La prima volta che si incontra menzionata è nel 1250. E’ ben orientata, posta in alto e fuori dell’abitato. La sua facciata semplice ha un portale barocco in pietra bianca e rossa al quale corrisponde superiormente una finestra semicircolare.
L’ingresso dinanzi alla porta e ai lati della stessa, è lastricato da una ventina di lapidi sepolcrali, la maggior parte di sacerdoti. L’interno dell’edificio si presenta con un volto che arieggia al rinascimento, inteso secondo il gusto del settecento. E’ ad una sola navata, partita in quattro campate, con tre cappelle e altrettante arcate per parte, volta a botte sostenuta da lesene di marmorina, con capitelli di stucco e un cornicione ben modellato.
E’ illuminata dalle sole finestre rettangolari del presbiterio da una circolare l’abside. La chiesa ha tre altari:il maggiore titolato al ritrovamento della croce, e i due minori nelle prime due cappelle della navata, mentre le altre cappelle servono per il confessionale e il battistero. L’altare maggiore è di legno dorato e policromato, dotato di due ordini sovrapposti l’uno all’altro, di sei colonne ornate della caratteristica e ricca ornamentazione settecentesca.
Ai lati del colonnato angeli e le statue di S. Elena con la croce e S. Veronica con il sudario. Nella specchiatura dell’ordine superiore un’Annunciazione di tutto rilievo con angeli, e sul titolo il Padre Eterno, S. Giorgio e S. Romedio. La pala rappresenta l’Assunta, tra schiere di angeli e gli Apostoli, attorno al sepolcro rotto, in vari atteggiamenti di stupore e devozione. Sulla mensa, il tabernacolo, è di legno con sovrabbondanti ornamentazioni di cariatidi, di statuette, di angeli, ben conservato e splendidamente dorato. Dei due altari minori, quello dalla parte dell’Epistola è di legno dorato con due colonne scannellate nella specchiatura centrale la statua della Madonna del Rosario col Bambino in braccio; quello a sinistra è di marmo bianco, con due colonne di rosso, e sul cimiero due angeli di stucco che portano uno scudo. E’ stata dichiarata monumentale. Il campanile è romanico ed è coronato da piramide quadrangolare, ha un concerto di quattro campane. La chiesa ben orientata sorge in alto e fuori dell’abitato.

Ci si giunge percorrendo la strada che porta a Smarano, arrivati in cima alla salita in prossimità di un dosso ricoperto da conifere notiamo la chiesa sulla destra circondata dal cimitero. Negli anni 1934-48 venne costruita, con ampia e bella piazza lastricata davanti, la nuova chiesa, imponente nella sua struttura neorinascimentale: sull’altare maggiore il grande Crocefisso in bronzo, i due laterali furono dedicati alla Madonna del Rosario e a S. Giuseppe; notevoli le stazioni della Via Crucis in bronzo ed anche il pulpito con l’Angelo presentatore del Vangelo, opera di Eraldo Fozzer, il quale scoprì anche il Buon Pastore che troneggia dall’alto della facciata principale.

IL PALAZZO NERO

Il palazzo nero rappresenta una delle principali bellezze artistiche di Coredo. L’edificio che domina la piazzetta Assessorile fu sede giurisdizionale vescovile ed è un tipico esempio di architettura civile quattrocentesca. Contraddistinto da una serie di merli, era all’origine circondato da mura, ma nel corso degli anni fu più volte rimaneggiato. Il primo di questi interventi si ebbe nel 1581 per volere dei proprietari di allora, che si rifugiarono per sfuggire alla guerra della Lega Smalcaldica.

La facciata presenta le connotazioni tipiche dello stile medioevale, quello stesso che si ripresenta nella struttura del piano terreno, con il soffitto sorretto da controtravi in legno. In stile gotico è, al contrario, la sala del Consiglio, dove viene custodita una serie di affreschi gotici, eseguita nella seconda metà del XV secolo, raffiguranti episodi della vita della regina di Francia, Genoveffa. Nel 1614, sulla piazza dinnanzi al palazzo, venne celebrato uno dei più drammatici processi di stregoneria della storia dell’intera regione: in quella occasione dieci persone furono condannate al rogo, con l’accusa di essere possedute dal demonio e di aver per questo avvelenato alcuni abitanti del paese, tra cui anche bambini e di aver provocato una serie di catastrofi atmosferiche e di epidemie.

CASTELLO di COREDO

Al XVII secolo risale anche l’ultima ricostruzione del castello di Coredo, la cui origine è però molto più antica (XV secolo, per volontà di Giorgio II di Hack). La storia del maniero è ricca di episodi. Occupato nel 1419 da Pietro di Sporo, il castello divenne sede dei capitani vescovili. Nel 1477 cadde in mano ai rivoltosi e passò a Sigismondo del Tirolo, per tornare ancora ai vescovi di Trento, nelle mani di Ulderico III di Freurndsberg, prima di essere gravemente danneggiato da un incendio nel 1726. La proprietà passò infine ai baroni Giovanni e Francesco Coreth, che ne conservarono le forme attuali.
Dell’antico illustre castello di Coredo rimane solamente un vasto palazzo, tra il parco, in cima a un rilievo discretamente difeso dalla natura dei luoghi, presso la vecchia chiesa dell’Invenzione della Croce. Bassa e larga, allo stesso tempo deliziosamente rustico-signorile, la residenza è adornata da simmetriche linee di finestre dagli scuri bianchi e rossi. Un muro, affiancato da una folta siepe, la circonda; in corrispondenza del portale è più alto ed è merlato: sul concio di chiave ci sono lo stemma dei Coreth e l’epigrafe che ricorda la conclusione dei lavori di ricostruzione(1726) del castello dopo il furioso incendio (1611) che lo distrusse.

Nell’interno si ammira il settecentesco salone a due piani, deliziosamente rococò, illuminato dalle grandi finestre del giardino. Sulla volta campeggia lo stemma dei Coreth, le pareti sono tappezzate di quadri di famiglia. Tra i pezzi d’arte e i cimeli storici conservati nel castello, notevole il bassorilievo in marmo bianco, un autografo di Maria Antonietta l’infelice figlia di Francesco I d’Asburgo e di Maria Teresa, regina di Francia, ghigliottinata a Parigi nel 1793. Sul maestoso salone si apre l’appartamento nobile che comprende la camera del frate cosiddetta per via di una curiosa leggenda.

IL CASTELLO MEDIOEVALE

Secondo un antico disegno, il castello era diviso in due blocchi di fabbricati, entrambi rinchiusi dalle solide cortine esterne. Il primo era composto dalla torre d’ingresso a cui era affiancata una torricella con cuspide a pan di zucchero. La seconda si sviluppava su tre corpi di fabbrica attigui, seppur disposti su diversi livelli. La corte si trovava probabilmente presso la parte antica del castello che era quella sommitale e dove sorgeva il mastio.
Qui difatti c’era il pozzo, di lì scendevano verso la chiesa i fabbricati di servizio, un cavalcavia di legno collegava la facciata di nord della chiesa con la residenza; la rupe sovrastante il tempio fu scavata per praticarvi i gradini e quindi tagliata per farne una strada molto larga per il giro delle processioni.